domenica 20 novembre 2011

IL GOVERNO E I FANTASMI DEL PASSATO

di Nichi Vendola, dal sito www.sinistraecologialiberta.it

Provo sentimenti di delusione verso i primi passi annunciati dal governo Monti. Abbiamo certamente apprezzato lo stacco, la fine del carosello della volgarità e della pornografia; è uscita una classe dirigente selezionata nei concorsi di bellezza o nei retrobottega del presidente del Consiglio ed è entrata in campo, seppure in una fase transitoria di emergenza, una di grande competenza e qualità. Abbiamo apprezzato la fine di uno stile Berlusconiano che io definisco commercial-pornografico, finalmente sepolto.
E’ stato difficile vivere in un Paese così volgare nei confronti delle donne, delle minoranze. Però lo stile non basta. Sotto l’abito buono, decoroso, che indossa questo governo vorremmo vedere il corpo di un cambiamento reale, di una discontinuità. Purtroppo il premier Monti nel suo discorso programmatico ha chiarito che non ci sarà un intervento strutturale sulla ricchezza, non ci sarà un intervento sulla patrimoniale, che è l’unico modo oggi per affrontare seriamente la crisi economica e finanziaria, cioè chiedendo a quella parte della società che si è abbuffata di ricchezza di dare il proprio contributo a rimettere in piedi il Paese.
Non c’è questo ma c’è un’allusione inquietante ad interventi sul tema previdenziale e sul mercato del lavoro, e c’è un preoccupante riferimento all’attuazione delle riforme del ministro Gelmini, cosa che non mi pare essere un preludio ad un felice rapporto con le giovani generazioni.
Il ritorno dell’Ici sulla prima casa è una misura debole, un pannicello caldo e rischia per di più di essere un’ingiustizia se non si colloca in un quadro chiaro di redistribuzione della ricchezza e del peso dei sacrifici. I sacrifici devono essere proporzionalmente molto più pesanti verso il vertice della società e molto più leggeri verso la base della società.
E poi c’è il Mezzogiorno di Italia dimenticato, una rimozione che perpetua la questione meridionale. Il Sud esce penalizzato da trent’anni di politiche economiche e sociali. A poco a poco le risorse straordinarie hanno surrogato le risorse ordinarie, cioè da Roma al Sud diminuiva il portafoglio dei trasferimenti. Dovevamo raggiungere il 45%, secondo tutte le leggi finanziarie, del totale dei trasferimenti. Oggi siamo al 36% dei trasferimenti ordinari, vale a dire che lo Stato sempre meno finanzia le funzioni fondamentali del Mezzogiorno. Allora non ci resta che la finanza straordinaria, quella che dovrebbe aiutare a diminuire il divario di sviluppo e che invece viene ormai utilizzata per l’ordinaria amministrazione.
I governi Berlusconi hanno usato la finanza straordinaria del Sud come il loro personale salvadanaio da cui attingere per dare qualunque risposta a qualunque problema, incluse quelli relativi alle clientele della Lega Nord. Oggi dobbiamo chiedere con forza di intendere che il Sud non è un accattone, non è davanti a palazzo Chigi con il cappello in mano. Il Sud chiede di essere al centro delle politiche di rilancio del lavoro, soprattutto per i giovani e per le donne, chiede una crescita ambientalmente sostenibile e chiede di non essere più scippato delle proprie risorse. Deve finire l’epoca in cui se c’è un problema in Italia, ci sono i fondi Fas o c’è il fondo sociale europeo o c’è il Sud che paga per tutti. C’è una condizione sociale particolarmente drammatica e oggi è necessario capire che bisogna liberare risorse, bisogna consentire che queste risorse vengano effettivamente spese. Ma finchè c’è il vincolo del patto di stabilità che incombe anche sulle spese per investimenti, noi siamo paralizzati.
Bisogna fare soprattutto una politica industriale per il Sud. Abbiamo bisogno di un governo che si occupi dei cantieri navali, della Irisbus, delle grandi vertenze che raccontano di un Sud che ha un potenziale produttivo enorme, ma che da troppo tempo viene umiliato e offeso da una classe dirigente che è gonfia di odio nei confronti del Mezzogiorno di Italia. Fino ad ora non c’è stato un cambio di passo e i segnali che giungono raccontano che tutto continuerà a pesare sulle spalle del ceto medio e dei ceti popolari. Deve essere chiaro però che questo non è soltanto socialmente iniquo, ma è anche economicamente disastroso.

venerdì 11 novembre 2011

LE PRIMAVERE ARABE. INCONTRO CON GIULIANA SGRENA



GIOVEDI' 17 NOVEMBRE 2011 ORE 18.30 PRESSO IL POLO TECNICO DELLA PROVINCIA DI CHIETI IN VIA NICOLINI IL CIRCOLO DI SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA' DI CHIETI ORGANIZZA UN INCONTRO PUBBLICO CON GIULIANA SGRENA (GIORNALISTA DEL MANIFESTO E COMPONENTE DELLA DIREZIONE NAZIONALE DI SEL) DAL TITOLO LE PRIMAVERE ARABE.




Giuliana Sgrena  (Masera, 20 dicembre 1948) è una giornalista, scrittrice e politica italiana. 
Scrive per il quotidiano Il Manifesto dal 1988, per il mensile Modus vivendi dal 1997  e per il settimanale tedesco Die Zeit. È stata candidata per le Europee del 2009 con Sinistra e Libertà e nel Congresso fondativo del partito a dicembre dello stesso anno è stata inserita nel coordinamento nazionale.









lunedì 19 settembre 2011

RACCOLTA FIRME PER ABROGARE IL PORCELLUM E MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

Il circolo di Sinistra ecologia libertà di Chieti organizza per Sabato 24 settembre in Piazzale Marconi (davanti Chiesa SS Crocifisso) dalle 16,00 alle 19,00 e Domenica 25 settembre in piazza G. B. Vico dalle ore 10,00 alle ore 12,30 la raccolta firme per il Referendum per abrogare l'attuale legge elettorale, meglio nota come PORCELLUM.

Inoltre il primo ottobre 2011 si terrà a Roma la manifestazione nazionale di Sel contro Governo e per il Cambiamento, dove interverrà Nichi Vendola. Per l'occasione il circolo di Chieti organizza un autobus con partenza dalla Stadio Angelini ore 12 (rientro previsto per le 23 circa). Quota di partecipazione 15€ a persona.

Per informazioni su entrambe le iniziative è possibile contattare il numero 3931749744 o scrivere una mail a sel.chieti@gmail.com

martedì 6 settembre 2011

ORA TOCCA A NOI!


L’abbiamo detto, l’abbiamo scritto molte volte: c’è un paese migliore, un’Italia che non si riconosce nei colpi di coda di questo regime e neppure nelle esitazioni di un’opposizione parlamentare che balbetta invece di dire, che esita invece di fare. C’è un paese migliore che non rassomiglia alla cartolina slabbrata e malinconica che Berlusconi propone ogni giorno dell’Italia.
Un paese che ha conosciuto i giorni felici di lotta per i referendum, che è sceso in piazza per difendere il diritto di dire dei giornalisti, le ragioni dei lavoratori, l’autonomia dei magistrati, la rabbia legittima dei precari, la dignità e il sapere degli studenti e dei loro insegnanti. Un paese che vuole costruire adesso un’alternativa di governo e di futuro, che non intende attendere rassegnato il corso delle cose. A quest’Italia vogliamo dare voce e fiato, il coraggio delle parole smarrite, la fermezza dei principi irrinunciabili. Adesso tocca a noi: e mai come adesso questa parola – “noi” – dev’essere l’impegno per una mobilitazione collettiva, vasta, popolare che vada ben oltre gli iscritti e i militanti del nostro partito.
La manifestazione che Sinistra Ecologia e Libertà convoca il primo ottobre a Roma, a piazza Navona, non sarà una liturgia ma un’occasione per far sentire la voce di un paese che non si è mai piegato al corso delle cose. Non si tratta solo di archiviare Berlusconi ma di rimettere in campo una filiera di pensieri lunghi, di proposte politiche, di valori alti che aprano una nuova stagione civile e morale per l’Italia. Dalla crisi si esce ricostruendo una pratica della politica che sappia redistribuire risorse, opportunità, diritti e doveri. Per questo vi chiediamo di esserci, di partecipare, di dare il vostro contributo per fare del primo ottobre una data d’inizio, il principio di un nuovo tempo della politica e della nostra vita.

IL GOVERNO CONDANNA IL PAESE ALLA MISERIA

di Alfonso Gianni
dal sito: www.sinistraecologialiberta.it



Eravamo stati facili profeti quando avevamo previsto che la manovra infinita del governo Berlusconi si sarebbe ulteriormente accanita contro i cittadini con l’aumento dell’Iva al 21%.
E’ una misura che, per gravità di conseguenze e cecità da parte di chi la propone, può essere paragonata alle antiche tasse sul sale o sul macinato. Misure assurde che hanno l’unico effetto di ridurre la già scarsa capacità d’acquisto di larga parte della popolazione italiana con la conseguenza di deprimere ulteriormente la domanda interna. Una misura pro ciclica che porterà la crisi ad avvitarsi sempre più verso il basso allontanando nel tempo le possibilità di ripresa e condannando a un netto peggioramento di vita le persone.
Era chiaro che il governo puntava in quella direzione, specialmente dopo le reiterate pressione europee e il via libera che purtroppo la Banca d’Italia ha recentemente dato sull’argomento. La conseguenza è già stata calcolata dalle stesse organizzazioni dei commercianti e degli esercenti. Come minimo l’aumento di un punto dell’Iva comporterà un aggravio di spesa annuo per le famiglie di almeno 400 euro a parità di livello di acquisti. Poiché i redditi popolari sono già ridotti al lumicino la conseguenza sarà inevitabilmente una contrazione dei consumi.
Allo stesso tempo il governo intende in questo modo produrre effetti simili a quelli di una svalutazione che non può più essere praticata in un sistema di moneta unica. L’aumento dell’Iva infatti, nelle intenzioni governative, vorrebbe favorire le esportazioni a scapito delle importazioni. Peccato che questo innalzamento della tassazione sui consumi – senza che avvenga alcun intervento di riduzione della tassazione sul lavoro – comporti semplicemente un prelievo dalle tasche di chi è in maggiore difficoltà. Nello stesso tempo si tratta di una furbizia di breve corso.
Ancora una volta viene eluso il problema vero dell’economia italiana, ovvero la bassa produttività generale del nostro sistema economico – quindi non tanto e non solo quella del lavoro, ma soprattutto del capitale – che è affetto da anni di declino industriale e di assenza di innovazione. Per non farsi mancare niente, il nuovo emendamento del governo che sarà sottoposto all’ennesima fiducia, torna sull’argomento pensioni con i pareggio uomo – donna anticipato al 2014.
La riproposizione di un prelievo straordinario sui redditi superiori ai 500mila euro innalza di molto la precedente asticella, riducendo così la portata delle entrate, ma soprattutto si propone come alternativo all’unica misura veramente efficace, socialmente equa e sopportabile, con il minimo impatto sulla domanda interna: una seria patrimoniale su tutte le forme di ricchezza, immobiliari e finanziarie, con una opportuna franchigia per tutelare le piccole proprietà e il piccolo risparmio, ad esempio sopra gli 800mila euro, come propone la Cgil.
Ancora una volta per non fare piangere i veri ricchi si condanna il paese alla miseria.

venerdì 22 luglio 2011

MALATI ONCOLOGICI, NIENTE FONDI DALLA LEGGE SUI SOTTOTETTI

Nessun finanziamento per gli interventi a sostegno dei malati oncologici e i pazienti trapiantati, derivanti dall’applicazione della legge sui sottotetti: è quanto denuncia in una nota il consigliere regionale Franco CARAMANICO: “Le risorse finanziarie – spiega Caramanico - quantificate attorno ai 3 milioni di euro, che la Regione dovrebbe incamerare grazie al pagamento degli oneri derivanti dall’applicazione della legge regionale sul recupero a fini residenziali dei sottotetti, risultano pari a zero. Questo perché il testo di legge sui sottotetti, votato nel marzo scorso, non prevede la possibilità di deroga rispetto agli strumenti urbanistici vigenti. Cioè non si prevede che gli interventi sui sottotetti possano essere effettuati in variante ai piani regolatori esistenti; il che significa che la legge, così come è stata votata, non è applicabile. Da ciò consegue che non risultano esservi fondi per rimborsare le spese sostenute dai malati oncologici e dai trapiantati, così come previsto nel testo di legge . D’altra parte – osserva Caramanico – c’è anche da osservare che l’impianto stesso della legge risulta compromesso, dal momento che, anche correggendo il testo sui sottotetti, si tratterebbe di somme incamerate “una tantum”, visto che gli ipotetici interventi edilizi non rientrano tra le spese correnti ma riguardano solo spese di investimento”.

L'ANGELO CON L'ALA SPEZZATA

di Lucilla Calabria

L'hanno trovato ieri mattina, era riverso sullo sterrato di un cantiere a due passi dalla spiaggia affollata sulla riviera di Francavilla al Mare. Era lì, il corpo intatto ma senza vita. Luigi aveva 16 anni, la mamma lo sapeva a scuola a recuperare lezioni e nozioni e invece era a pochi metri da lei e dalla loro casa a piedi di una gru. 
Forse una bravata sfociata in tragedia, forse una sfida a chi è il più bravo o forse suicidio. Tutte queste ipotesi sono tutte terribili e non diminuiscono il dramma, rimane la tragedia: un ragazzo di 16 anni non c'è più. 
Le telecamere di uno stabilimento balneare a pochi metri dal cantiere sono gli ultimi "occhi" che lo hanno visto vivo, l'hanno visto incamminarsi verso il cantiere, verso quei mostri metallici dalle lunghe braccia. A cosa pensava Luigi in quegli istanti? A chi ha riservato l'ultimo ricordo? Forse ad un amore non corrisposto, forse all'impegno gravoso dello studio, forse alla mamma o forse a nulla, solo a sfidare la sorte per gioco o a mettere fine ad una vita che sembrava troppo dura da affrontare. 
Non sappiamo come sia morto Luigi, sappiamo che è morto e questo basta per definire una tragedia. Quando un ragazzo di 16 anni viene ritrovato morto ai piedi di una gru non è mai per caso ed è il fallimento di una intera comunità che non ha saputo o voluto ascoltare il malessere che in lui e non solo in lui albergava. 
E' il fallimento della Famiglia come istituzione, è il fallimento di una Scuola troppo concentrata sul nozionismo e poco attenta alle vite degli alunni. E' il fallimento della Politica,cioè di tutti quei cittadini che quotidianamente -seppure su fronti opposti-cercano di migliorarla questa benedetta società.
La morte di Luigi, accidentale o voluta che sia, è il diretto risultato della totale mancanza di politiche giovanili in questa città. Non un centro di aggregazione, non uno spazio ricreativo alternativo ai bar, nessuna attenzione ai nostri ragazzi ed alle loro esigenze; nessuna iniziativa che li veda protagonisti e non passivi spettatori, nessuna alternativa alla Playstation. Eppure a Francavilla abbiamo un biblioteca comunale, abbiamo un cinema: è così difficile programmare delle attività con i gestori della biblioteca o del cinema affinchè questi ragazzi crescano nello spirito e nella mente oltre che nel corpo? Forse che i cittadini, sì anche i sedicenni sono cittadini, compresi tra i 13 e i 18 anni meritano meno attenzione perchè non votano? E' ora che la politica si svegli e la smetta di demandare alla parrocchie -il cui lavoro rimane encomiabile, comunque la si pensi- o alle varie forme di associazionismo di occuparsi dei nostri ragazzi. E' ora che la politica dia soluzioni pratiche e non solo "consigli fraterni" e "pat-pat" sulla spalle, deve agire e dire a quella madre che è anche colpa nostra, di chi la politica la fa e in essa ci crede.
Scusaci Luigi perchè non abbiamo saputo ascoltarti, non abbiamo voluto ascoltarti.
Che il tuo viaggio celeste sia migliore di quello terreno, ciao Luigi.




mercoledì 8 giugno 2011

PD E SEL IN UN SOGGETTO UNICO

Riportiamo di seguito l'intervista di Vendola rilasciata al Corriere della Sera mercoledì 8 giugno 2011

Vendola, che insegnamento dovrebbe trarre il centrosinistra dal voto?
«Alle Amministrative ha vinto una spinta anti-oligarchica, che si era già affacciata nello straordinario processo democratico delle primarie e ha restituito vitalità e anima alla proposta politica del centrosinistra. E ha perso il politicismo che domina soprattutto nei palazzi» .
A che cosa si riferisce?
«A quei ragionamenti astratti sulle formule magiche della vittoria: si vince al centro, il moderatismo è la chiave di volta, ecc. Ciascuno di noi dovrebbe cimentarsi con il futuro invece che con il passato. Lo dico con affetto ai leader del Pd: c’è qualcosa di stantio, c’è puzza di naftalina nell’uso disinvolto delle etichette ideologiche con cui reciprocamente ci chiamiamo… Radicale, riformista, moderato… Rompiamo con il retaggio delle nostre biografie e mettiamoci tutti quanti in mare aperto, a guardare la scena nuova della politica perché c’è una scena nuova della società» .
Vendola, pare di capire che lei stia prefigurando la nascita di nuova sinistra tutta unita.
«Io non ho ricette già pronte, però dico con umiltà ai miei compagni, a quelli del Pd, e a tutti gli alleati: prendiamo il coraggio di affrontare l’inadeguatezza della forma partito, andiamo in campo aperto. E questo vale per tutti, a cominciare dal mio movimento, Sel: al congresso fondativo abbiamo detto che il nostro obiettivo non era tanto far nascere un partito quanto riaprire una partita. Noi non dobbiamo recuperare lo spazio residuo che fu della sinistra radicale. Sarebbe come scrivere vecchi copioni: il nostro compito invece è quello di rimescolare le carte insieme a tanti altri e altre» .
Ma crede veramente che Bersani e il Pd accetteranno la sua proposta?
«Nel Pd si è aperta una discussione molto interessante. Bettini propone la creazione di un nuovo soggetto unitario. Latorre invita noi e il Pd a essere i cofondatori di un nuovo partito. Il presidente della Toscana Rossi ipotizza una lista unitaria di Sel, Idv e Pd. Sono tutti ragionamenti incoraggianti. Finalmente c’è un’altra idea della politica. Nel cantiere dell’alternativa non distribuiamo le magliette con i colori delle squadre, ma apriamo piuttosto le porte anche a tanti altri che non vengono dai partiti e che portano, competenze, esperienze di vita, ricchezza di cultura. E in quel cantiere, insieme agli altri, proviamo a farci le domande giuste e a darci le risposte giuste: non è forse questo il programma dell’alternativa?» .
Insomma, secondo lei il Pd, Sel, i partiti del centrosinistra sono pronti sul serio a compiere questo passo.
«Perché no? È accaduto che parte rilevante della cultura riformista italiana e del Pd, che aveva militato nella trincea dell’energia nucleare, abbia rapidamente ripiegato le proprie bandiere, è accaduta la stessa cosa sul tema dell’acqua di cui molti propugnavano la privatizzazione. E non voglio fare un discorso provocatorio: anche la sinistra radicale deve accorgersi, per esempio, che non si può tenere in piedi il vecchio welfare. Oggi siamo tutti quanti chiamati a metterci in gioco» .
Intanto nei palazzi c’è chi prepara una riforma elettorale che possa piacere anche al terzo polo…
«Non ho difficoltà a discutere le regole del gioco con tutti, però evitiamo di incartarci» .
E le primarie? Bisogna accelerare, secondo lei?
«Dovremmo concepirle come il catalizzatore di una formidabile mobilitazione delle idee, sapendo che chi le vince ha come compito primario (se posso usare questo bisticcio di parole) quello dell’allargamento della coalizione» .
Ma potrebbe mai svolgere questo compito lei, il leader di Sel?
«Io nella mia modesta esperienza ho governato facendo dell’ascolto della proposta dei centristi un mio dover essere quotidiano e oggi ho un rapporto molto buono con l’Udc nel Consiglio regionale della Puglia. Faccio un altro esempio: Pisapia che chiede a Tabacci di entrare in giunta. Mi pare emblematico del fatto che se si libera il campo da argomenti speciosi e pregiudiziali possiamo tutti impegnarci per lo stesso obiettivo» .
Vendola, per caso vuole rubare il mestiere a D’Alema e allargare lei all’Udc?
«Non mi permetto di rubare il mestiere. Dico solo che mi sento in gioco e spero che tutti quanti si sentano in gioco… alla pari» .

domenica 22 maggio 2011

PD, IDV E SEL: INTESA PER I BALLOTTAGGI

dal sito www.sinistraecologialiberta.it

I responsabili nazionali Enti locali di PD, IDV e SEL, considerati gli ottimi risultati ottenuti al primo turno delle amministrative dai candidati del centrosinistra, comunicano di aver raggiunto un’intesa volta a ricomporre le differenziazioni nelle poche realtà locali in cui non era ancora stato trovato un accordo, per contribuire così al rafforzamento della proposta su tutto il territorio.
Una proposta capace di comprendere il disagio sociale diffuso e di interpretare la speranza di chi crede che sia possibile costruire un’Italia diversa, partendo dai territori.
Il centrosinistra vince sviluppando dialogo e aperture a tutte le forze di opposizione a Berlusconi e scegliendo i candidati più forti con programmi chiari e condivisi.
L’opposizione, determinata a risolvere i problemi reali dei cittadini e a dare delle risposte concrete in ogni singola realtà territoriale, si sta dimostrando così capace di costruire un’alternativa credibile di governo. Le prossime giornate saranno tutte dedicate al sostegno dei nostri candidati affinché i risultati del primo turno possano confermarsi anche ai ballottaggi.
Lo scrivono in una nota congiunta Davide Zoggia, Ignazio Messina e Paolo Cento

domenica 1 maggio 2011

LA SINISTRA HA TROVATO CASA!

Venerdì 13 maggio 2011 dalle ore 16.30 la Federazione provinciale di Sinistra Ecologia Libertà di Chieti inaugura la propria sede in Strada di Porta Pescara, 7 a Chieti (quartiere di Santa Maria)
Per l'occasione sarà presente anche Claudio Fava della Presidenza Nazionale di SEL.



giovedì 28 aprile 2011

CONCERTO PRIMO MAGGIO A FRANCAVILLA AL MARE

Primo maggio Festa dei lavoratori. A Francavilla al Mare, in Piazza Sirena dalle ore 18.30 alle 20.30 Sinistra Ecologia Libertà e Uniti a Sinistra organizzano una festa con musica dal vivo e stand gastronomici. Interverrà il candidato sindaco Michele Pezone



martedì 26 aprile 2011

FACCIAMO SBOCCIARE LA BUONA POLITICA

di Lucilla Calabria
A primavera inoltrata nella mia città si andrà al voto e si sceglierà da che parte stare.
Io la mia scelta l’ho già fatta: sto con Sinistra Ecologia Libertà e sostengo Michele Pezone come candidato sindaco. E’ stata una scelta naturale, amo Francavilla al Mare e voglio migliorarla; credo fermamente che la città che mi ha adottata meriti il rispetto che le è sempre mancato. Si leggono molti slogan sui manifesti elettorali: Francavilla riparte, un’altra Francavilla è possibile, Francavilla cambia. Tutta retorica, gli unici che affermiamo che Francavilla la vogliamo migliore siamo noi di SEL.
Era il 1976 quando i miei genitori decisero che qui avremmo trascorso le nostre vacanze estive lontano dal Tavoliere delle Puglie, lì dove sono le mie radici. Comprarono casa in una traversa di V.le Alcione –Francavilla Nord secondo l’attuale cartellonistica stradale- c’era la collina verde alle nostre spalle, di fronte il mare Adriatico. Arrivavamo il 29 giugno, si ripartiva il 1° settembre: due mesi di villeggiatura lontani da casa a respirare la brezza marina di Levante.
A Francavilla c’erano i giardini con le piccole autoscontro vicino Palazzo Sirena, c’erano km di spiaggia pulita. Non c’erano gli scempi del resort e del porto turistico; non c’erano le case costruite sul fianco della collina e il “romantico” pontile. Sarà la nostalgia canaglia che mi attanaglia il cuore e i ricordi, ma io quella Francavilla la rivoglio ed è per questo che ho deciso di candidarmi al Consiglio Comunale.
Mi sono trasferita a Francavilla nel 1991 per l’università, nel 1995 la scelta definitiva: cambio di residenza dalla nativa Lucera (FG) e divento francavillese senza troppa convinzione, ma per “comodità”. L’ho tradita spesso Francavilla, prima con la Milano industrializzata e precaria, poi con la riconvertita e internazionale Liverpool, ma come ogni innamorato pentito sono sempre tornata dall’amata ed ogni volta è stato doloroso vedere quanto fosse stata umiliata dalla cementificazione, dalle cattive amministrazioni che si sono susseguite e,forse, dagli stessi francavillesi.
E’ ora di cambiare pagina, è ora di ridare a Francavilla al Mare la dignità che merita e di renderla migliore con le azioni, di belle parole non ha più bisogno.
Il 15 e il 16 maggio facciamo sbocciare la buona politica, votiamo Sinistra Ecologia Libertà.

venerdì 15 aprile 2011

CIAO VIK

dal sito nazionale di Sinistra Ecologia Libertà

Nel momento del lutto ci sentiamo tutti colpiti. Esprimiamo  cordoglio e  affetto per la famiglia e tutti gli amici di Vik.
Chiediamo  pace e giustizia per una terra da troppo tempo martoriata.Quando muore la speranza resta solo l’orrore che colpisce chi vorrebbe rimanere umano.  Vittorio Arrigoni è stato assassinato a Gaza. E da Gaza occorre che si riparta, perchè cessi l’embargo, perchè la politica internazionale si accorga della tragedia  che lì si vive quotidianamente e operi per mettervi fine. La  morte di un militante per la pace, di un giornalista lucido e coraggioso, umano contro l’inumanità , richiama tutti a una nuova responsabilità. Non rassegnamoci alle violenze, alle ingiustizie. Grazie Vittorio per tutto quello che hai fatto

venerdì 8 aprile 2011

STATI GENERALI DE LA FABBRICA DI CHIETI

Sabato 09 aprile 2011 alle ore 16.30 presso la sede in via Colonnetta, 143 si terranno gli Stati Generali de La Fabbrica di Chieti. Riceviamo, e pubblichiamo sul nostro Blog, una lettera del coordinatore Gianni Carlone con la quale illustra il bilancio del primo anno di attività dell'associazione.


La fabbrica di Chieti nasce sul modello delle fabbriche pugliesi di Nichi comparse in occasione della scorsa campagna elettorale di Nichi Vendola in Puglia con l’ambizione di costruire un modo nuovo di “fare Politica”.

A Chieti, La fabbrica nasce per diventare un luogo dinamico, divertente, aperto, ideato per stare insieme e per incontrare Buone persone con cui compiere Buone azioni politiche ma con una diversa soggettività rispetto ai partiti. Il 14 Aprile 2010 abbiamo provato a rendere concreto questo proposito ed oggi siamo a raccontare delle 55 azioni realizzate in un anno di attività e di cio’ di cui vogliamo occuparci nel prossimo futuro.

La fabbrica conta 52 iscritti effettivi e 1560 simpatizzanti sulla pagine Facebook del gruppo che seguono e partecipano alle nostre attività. Ha la disponibilità del sito“ Chietipedia” in aggiornamento.

La raccolta delle firme per la promozione dei referendum sull’acqua (20 Giugno), la partecipazione agli stati generali della Fabbrica di Nichi a Bari (18-20 Luglio), la partecipazione alle manifestazioni per la tutela dell’ambiente e del lavoro ( Fossacesia 25 Luglio, Roma 16 Ottobre), i 3 convivi organizzati per stare bene insieme (1°, 27 agosto, 23 Dicembre) , le 2 passeggiate al parco fluviale di Chieti ( 9 luglio e 10 Ottobre), la visita guidata alla fattoria di Vaira ( 25 settembre), la creazione di gadget per finanziare le nostre attività, la partecipazione come ospiti alla festa di SEL Abruzzo a Pescara ( 12 Settembre), I corso di informatica per anziani e principianti ( Novembre/ Dicembre), gli incontri con le associazioni Sisma ( 21 Gennaio) e Chieti Bridge ( 29 marzo), l’organizzazione dell’incontro con Social wine (5 Febbraio 2011) e, su tutto, l’avvio del primo gruppo di acquisto solidale sul territorio Teatino sono solo alcune delle iniziative promosse e realizzate.

Sono 3 le iniziative, a mio avviso, caratterizzanti la nostra attività. Parlo dell’azione di sensibilizzazione sul tema del recupero del parco fluviale (ambiente), la realizzazione del corso di informatica per anziani e principianti (sociale) e l’avvio del gruppo di acquisto solidale (territorio, solidarietà, salute).

E’ su questi 3 temi che alla Fabbrica di Chieti va fatto un plauso collettivo ed un ringraziamento personale a tutti per l’interpretazione del concetto di “politica”. Occuparsi di Territorio, di Sociale ed integrazione, di salute, solidarietà con una visione integrata, autodeterminata, responsabile ed innovativa, per certi versi coraggiosa, per noi significa aver riproposto il significato pieno delle parole Politica, condivisione, bellezza, partecipazione, reciprocità. Cos’altro puo’ significare per noi “fare politica” se non la traduzione concreta delle attività svolte in quest’anno?

E’ su questa strada che tracciamo il cammino anche per l’anno che verrà cercando di farci conoscere ancora di più dalla nostra città e dal nostro territorio. Incontrare tutte le associazioni disponibilità dell’area Metropolitana, organizzare banchetti e convivi informativi con la cittadinanza, parlare ancora del parco fluviale di Chieti rivendicandone la fruizione, continuare nella gestione con rispetto, educazione ed organizzazione del nostro gruppo di acquisto solidale, allargare il numero di partecipanti alla nostra associazione; questo è il nostro programma per una Chieti Migliore.

Gianni Carlone
Coordinatore de La Fabbrica di Chieti






giovedì 31 marzo 2011

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "NICHI VENDOLA. COMIZI D'AMORE" A CURA DI LUCA TELESE

Venerdì 8 aprile 2011 alle ore 18.30 presso la libreria Universitas di Francavilla al Mare in Piazza Sirena, 9 si terrà la presentazione del libro "Nichi Vendola. Comizi d'Amore". Sarà presente il curatore del libro Luca Telese, giornalista de Il Fatto Quotidiano e conduttore della trasmissione televisiva In Onda su La7. 
All'incontro parteciperanno Moreno Bernini, Presidente dell'associazione Buendia e Francesca Rasetta di Sinistra ecologia libertà di Francavilla al Mare con la moderazione della giornalista Rai Maria Rosaria La Morgia.




domenica 27 marzo 2011

CONTRO GHEDDAFI. CONTRO LA GUERRA. CON L'ONU

Al quinto giorno dall’inizio dell’intervento militare internazionale in Libia vorremmo provare a condividere, in modo del tutto pacato e privo di velleità polemiche, alcune riflessioni su quello che è avvenuto, in modo via via sempre piu’ tumultuoso, negli ultimi giorni.
La risoluzione 1973 dell’ONU del 17 marzo prevede e autorizza l’istituzione della No Fly Zone sui cieli della Libia e ogni misura adatta a proteggere la popolazione libica, escludendo esplicitamente qualunque ipotesi di occupazione militare da parte di forze straniere. In questa cornice le considerazioni avanzate dal Presidente della Repubblica Napolitano in merito ai vincoli delineati dalla nostra Costituzione appaiono sostanzialmente corrette dal punto di vista formale, riferendosi a un intervento il cui iniziale risultato è stato, concretamente, quello di impedire che le forze armate libiche fedeli a Ghedaffi e i mercenari stranieri ad esse aggregate impegnassero la città e la popolazione di Bengasi in una sanguinosa battaglia urbana, il cui esito piu’ probabile sarebbe stato il definitivo soffocamento nel sangue della rivolta popolare libica. Se oggi è possibile richiedere che sia aperto un tavolo di trattative è anche perché è stata impedita una vittoria militare di Ghedaffi che avrebbe reso superflua qualunque ipotesi di soluzione politica della crisi, che – è bene ricordarlo – ha assunto da settimane le caratteristiche di una guerra combattuta da un regime dittatoriale contro una larga parte del proprio popolo.
Tuttavia le operazioni militari, avviate da un’eterogenea alleanza internazionale di cui sfuggono non solo i reali obiettivi politici ma anche l’effettiva capacità di coordinare e gestire le operazioni stesse, pone il rischio concretissimo di un’escalation militare incontrollabile, dove la funzione dello strumento militare non appare piu’ essere leva di un’energica iniziativa diplomatica, ma semplicemente strumento di potenza diretto da governi interessati a seconda dei casi a garantire o modificare i propri interessi economici e geopolitici in Libia, fuori da qualunque mandato ONU. E’ evidente ad esempio lo scarto tra l’atteggiamento assunto dal governo francese nei confronti della “Rivoluzione dei Gelsomini” in Tunisia e della guerra civile avviatasi in Libia.
Per questo, ora che è stata evitata la liquidazione violenta della rivolta libica,  è indispensabile e urgente chiedere che vengano immediatamente sospese tutte le azioni militari sulla Libia, stabilito un cessate il fuoco che coinvolga tutte le parti in lotta, attivati corridoi umanitari che garantiscano l’assistenza alla popolazione civile, sospese tutte le restrizioni che oggi impediscono di garantire sul suolo europeo, e italiano in primo luogo, l’adeguata accoglienza ai profughi in fuga dalle coste nordafricane. E’, in altre parole, indispensabile che le armi tacciano e che la diplomazia internazionale torni protagonista, riaffermando in questo contesto la centralità dell’ONU di concorso con la Lega Araba e l’Unione Africana.
Giusto e sacrosanto quindi, non solo in termini di principio, il nostro “no alla guerra”, tanto piu’ quando si riaffaccia il cinico artificio dialettico della “guerra umanitaria” con cui ciclicamente si cerca di narcotizzare la coscienza civile dell’opinione pubblica nazionale e internazionale di fronte al dramma e all’orrore dei conflitti armati. Del resto, come scriveva Orwell, “la guerra non è fatta per essere vinta, è fatta per non finire mai”.
In questo senso troviamo assolutamente ingeneroso ed incomprensibilmente aspro l’attacco rivolto da Cohn-Bendit a Vendola. Tuttavia il leader dei Verdi europei ci rivolge critiche che per quanto taglienti non possono essere archiviate come mere provocazioni, ma sulle quali crediamo sia opportuno soffermasi con un approccio piu’ problematico. Non ci riferiamo solo al tema assai complesso dell’uso della forza per difendere la popolazione civile – di fronte al quale personalmente ci interroghiamo esercitando gli stessi dubbi che Alex Langer pose all’inizio degli anni ’90 rispetto a ciò che avveniva nella ex-Jugoslavia – ma soprattutto alla questione, tutta politica, del valore che noi e piu’ in generale la sinistra europea assegniamo alle rivolte arabe e in particolare a quella libica.
La rivolta libica non è assimilabile a nessun’altra esperienza nel mondo arabo, non solo per la sua involuzione in conflitto armato ma anche per la diversa composizione del tessuto sociale e politico che la innerva. Non è l’Egitto, dove la presenza di movimenti islamici secolaristi, liberali, laici e nazionalisti garantisce un pluralismo forse capace, almeno in linea teorica, di strutturare un nuovo sistema politico di carattere democratico. Non è la Tunisia, dove il ruolo svolto nella “Rivoluzione dei Gelsomini” dall’ Union Générale Tunisienne du Travail nonchè da numerosi partiti e movimenti laici e di sinistra lascia presupporre una possibile svolta democratica di segno maggiormente progressista. Non è neppure lo Yemen, dove nonostante l’arretratezza strutturale del Paese e la forte frammentazione della sua società sono presenti all’interno del movimento di protesta forze progressiste attive e radicate come lo Yemeni Socialist Party.
La rivolta libica dunque presenta incognite maggiori e diverse e tuttavia è una rivolta popolare, soprattutto giovanile, contro un regime dittatoriale e crediamo sia giusto dichiarare il nostro sostegno a chi oggi in Libia lotta per la libertà. I giovani libici sono stati costretti dalla repressione militare di Ghedaffi a fare la scelta che è stata fortunatamente risparmiata ai loro coetanei tunisini e egiziani, cioè combattere. E’ una differenza enorme, incolmabile, che pone a noi per primi dubbi e incertezze ma non a sufficienza per non scegliere, seppur con sofferenza, di rivolgere la nostra simpatia a chi si ribella in nome della libertà e proviamo profonda vergogna quando sentiamo Berlusconi, il Capo del governo italiano, addolorarsi per le sorti di Ghedaffi. Incredibile, ma anche in piena emergenza politica, militare e umanitaria il Presidente del Consiglio trova il modo di umiliare il nostro Paese di fronte a un dittatore al quale, con incredibile disinvoltura, si è passati nel giro di una notte dal baciare la mano al lanciare missili!
In tal senso ci pare sicuramente corretta ma insufficiente la parola d’ordine “contro Ghedaffi, contro la guerra”, nella misura in cui non emerge con la dovuta forza la nostra vicinanza a chi si ribella contro un regime dittatoriale, così come non risulta chiaro il ruolo che intendiamo riconoscere all’ONU, come principale soggetto chiamato ad attuare e realizzare quelle soluzioni diplomatiche e umanitarie per altro da noi auspicate.
Non ci interessa ovviamente aprire un dibattito tra noi sulla posizione assunta da SEL sulla vicenda libica, nella misura in cui in buona parte ci sentiamo di condividerla. Tuttavia ci pare utile far emergere che su una vicenda così complessa SEL è attraversata da una pluralità di posizioni e sensibilità che il documento nazionale recupera e rappresenta solo parzialmente. E invece ci sono, con un enorme carico di dubbi e sofferenza e, probabilmente, non potrebbe essere diversamente data la portata e per l’appunto la complessità della situazione. Non vogliamo scegliere tra pace e libertà, una parola che come SEL abbiamo inteso fin dall’inizio recuperare al lessico e al patrimonio etico e valoriale della sinistra italiana.
Ha ragione Vendola quando dice che la libertà non viaggia sulle ali dei bombardieri, come aveva ragione chi sosteneva che non c’è pace senza libertà. E noi abbiamo il dovere di rivendicare, di fronte al cinismo delle cancellerie e dei governi occidentali, esattamente questo: pace e libertà per il popolo libico.

NUCLEARE NO GRAZIE!

di Umberto Guidoni
Quello che serve è lo sviluppo sociale
Dopo aver proclamato le “magnifiche sorti e progressive” dell’atomo, dopo avere giurato e spergiurato che “senza il nucleare l’Italia era destinata al fallimento”, che il “costo dell’energia elettrica in Italia era tutta colpa del referendum anti-nucleare” la maggioranza fa dietrofront. Una ritirata senza ripensamenti, senza una analisi tecnica che ci dica cosa è cambiato e perché, in una settimana, il nucleare non è più urgente e indispensabile per il futuro del paese.
A dire il vero la Prestigiacomo ha parlato chiaro: “… non possiamo perdere le elezioni per il nucleare…”. Questa frase, carpita da un microfono aperto, più di altre ci fa capire quale sia il senso delle istituzioni di questa maggioranza, quale sia la loro idea di governo.  I problemi del paese si agitano non perché ci sia una strategia per affrontarli ma come una clava per colpire i nemici politici.  Il nucleare, come la giustizia e la sicurezza, servono soprattutto come argomenti per blandire l’opinione pubblica. Ed allora si fanno dichiarazioni mirabolanti senza contradittorio, senza prove e si tenta di “inculcare” – secondo un’infelice espressione del capo del governo – un pensiero unico.
Se non riscuotono successo, come a teatro, si passa al prossimo spettacolo in cartellone. Le priorità del governo cambiano, di settimana in settimana, in base alle esigenze della maggioranza: talvolta per accontentare le lobby affaristiche, a volte semplicemente in base alle mutevoli priorità personali del premier. E’ una sorta di campagna elettorale permanente dove si lanciano proclami e si varano iniziative di governo, non per affrontare le priorità nazionali ma in base ai risultati dei sondaggi.
Se non ci fosse stata la tragedia giapponese sarebbero andati avanti sul nucleare con la sicumera di chi sta facendo una operazione “epocale” per salvare il paese (come per la scuola, l’università e la giustizia). Oggi hanno messo la sordina, propongono la moratoria di un anno perché il nucleare ha perso “appeal” nei sondaggi e il tema delle centrali atomiche torna in soffitta, magari per essere rispolverato prima della fine della legislatura. Per questo non bisogna fare l’errore di trascurare il referendum, dobbiamo essere certi che i cittadini si esprimano sul nucleare per bloccare definitivamente ogni colpo di coda di questa maggioranza.
In questo distacco fra bulimia delle dichiarazioni e l’assenza di risposte ai problemi reali, chi paga il prezzo più alto è l’Italia che è spinta sempre più ai margini dell’Europa. Senza una politica energetica chiara e allineata con quella europea,  il nostro paese rischia di trovarsi su un binario morto, perché comunque sulla “favola nucleare” ha dilapidato risorse preziose che potevano essere usate per accelerare l’abbandono dei combustibili fossili e l’approdo verso le rinnovabili e una maggiore efficienza energetica.
Si parla tanto di “responsabilità civile” dei giudici ma dovremmo parlare della responsabilità civile di quei ministri che hanno fatto scelte che danneggiano gli interessi degli italiani.
Non c’è emotività tra chi si oppone al nucleare e non vogliamo che ce ne sia. Ci sono analisi, studi, ragionamenti che conducono tutti ad una sola conclusione. Per uscire dalla crisi economica, sociale ed ambientale non abbiamo bisogno di costruire centrali nucleari, ma abbiamo bisogno di ripensare il significato dello sviluppo che non può essere più inteso come crescita continua dei consumi ma deve diventare sviluppo sociale, dei servizi, della cultura.  Rispetto a questo, la scelta energetica non è neutrale e, soprattutto, non può più aspettare!
Tra chi chiede di confrontarsi sui dati reali e chi è abituato a discutere dei sondaggi, chi prende decisioni sotto l’onda dell’emotività? Chi è antiscientifico?

lunedì 21 marzo 2011

LA LEZIONE DELLA STORIA CI DICE DI RINUNCIARE ALL'OPZIONE NUCLEARE

Il dubbio è un principio che orienta la nostra capacità di ricerca. Possibile che in Italia non sia ospitata la politica del dubbio? Che a Palazzo Chigi non si sia pensato che davanti a ciò che succede in Giappone, ci si debba pensare un attimo a riflettere? Le nostre decisioni politiche possono condizionare la vita delle persone e delle generazioni, possono cambiare l'ambiente, la salute. Tutti vogliamo emanciparci dalla dittatura del petrolio. Ma il nucleare non è la risposta, ce lo dimostra la storia. Noi ci ribelliamo con tutte le nostre forze a modelli imposti, vogliamo andare verso le rinnovabili, verso le centrali piccole e diffuse, verso l'efficientamento energetico, il miglioramento delle reti energetiche. 






NO ALLA GUERRA E NO A GHEDDAFI. LA POSIZIONE UFFICIALE DI SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA'

Il Coordinamento Nazionale di Sinistra Ecologia Liberta’ ha approvato il seguente documento sulla vicenda libica:
La guerra contro la Libia è la risposta più sbagliata e pericolosa alla domanda di democrazia che si è affermata in tutto il Mediterraneo nel corso degli ultimi mesi. Chiediamo un immediato cessate il fuoco per consentire l’avvio di un negoziato tra le parti che abbia come interesse superiore quello della protezione delle popolazioni civili, con l’obiettivo di mantenere l’integrita’ e l’autonomia di quel Paese sotto un nuovo governo democratico. Chiediamo che si apra subito un corridoio umanitario per consentire ai profughi di salvarsi dalla guerra e l’immediata predisposizione degli strumenti piu’ adeguati per garantire ad essi un’accoglienza su tutto il territorio europeo
A meno di ventiquattro ore dall’avvio dei bombardamenti da parte della Coalizione dei volenterosi appare evidente che lo scenario più  probabile è quello di una vera e propria escalation militare, che potrebbe portare ad esiti che vanno ben oltre la stessa risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ivi compresa l’invasione militare terrestre delle forze della coalizione.
Il presidente Sarkozy ha ribadito, fin dall’avvio dei bombardamenti francesi, che l’obiettivo da perseguire è quello di “andare fino in fondo”, prefigurando uno scenario di guerra che è ben distante dalle iniziali dichiarazioni di protezione delle parti che avevano partecipato alla ribellione contro il regime totalitario del colonnello Gheddafi. Per questo, fin da subito, come Sinistra Ecologia Libertà, avevamo espresso la netta contrarieta’ per la parte della risoluzione 1973 che consentiva l’uso dell’offensiva militare ad una coalizione di cui, oggi, l’Italia fa pienamente parte. Questa risoluzione è tardiva, a fronte di una situazione sul campo libico che necessitava un celere intervento politico e diplomatico a favore degli insorti quando questi ultimi avevano il pieno controllo di una parte importante del Paese e prima che Gheddafi potesse riorganizzare le sue forze e procedere alla riconquista delle zone liberate dal suo regime. Le settimane che sono trascorse hanno evidenziato la debolezza dell’intervento politico della comunità internazionale, che non è riuscita neppure ad imporre le sanzioni economiche e commerciali che avrebbero davvero indebolito il regime di Gheddafi, dal congelamento dei conti e delle partecipazioni azionarie legate al rais fino all’indispensabile e totale embargo del commercio delle armi.
Siamo convinti che il principio della non interferenza negli affari dei singoli stati sia un delitto contro un principio più grande ed importante, quello del rispetto dei diritti umani. Siamo altresì convinti che ogni qual volta la parola “umanitario” si sia accostata alla guerra si siano prodotte violazioni e violenze ancora più gravi. La realpolitik seleziona i diritti umani a seconda degli obiettivi strategici. Accade così che in Yemen si spari sulla folla che protesta, provocando decine di vittime, che in Bahrein ci sia l’intervento repressivo dell’Arabia Saudita, per non parlare di quanto accade da anni in Somalia o, più recentemente, in Costa d’Avorio, senza che vi sia una reazione degna da parte della comunità internazionale a garanzia del principio, evidentemente per essa NON universale, della tutela dei diritti umani.
Consideriamo il colonnello Gheddafi uno dei peggiori dittatori del pianeta. Senza esitazioni, mentre gran parte dei paesi occidentali lo riveriva, ne abbiamo denunciato le nefandezze. Mentre il presidente del Consiglio Berlusconi si affannava nel baciamano al tiranno, grato per i suoi servigi economici ed ancor di piu’ per la ferocia con la quale la Libia controllava il flusso dei migranti dall’Africa, noi eravamo dalla parte di chi chiedeva la revoca del trattato con la Libia e l’immediata messa in opera di misure che proteggessero le vite dei migranti detenuti nel deserto libico.
Siamo stati fin dall’inizio e senza esitazioni dalla parte delle popolazioni che, sollevandosi, hanno rovesciato i regimi autocratici della Tunisia e dell’Egitto, cosi’ come abbiamo sostenuto e sosterremo le mobilitazioni per la liberta’ e la democrazia in Marocco, Algeria, Yemen, Bahrein e Albania. Lo abbiamo fatto con convinzione, sicuri che il complice silenzio di Paesi oggi in prima fila nella guerra, come la Francia e l’Italia, fosse motivato da opportunismo balbettante oltre che dalla reale incomprensione di cio’ che in quei Paesi stesse accadendo, a partire dalla scomparsa dell’orizzonte fondamentalista nella narrazione di quelle società. E’ evidente, infatti, che gli unici soggetti che avessero rapporti con quelle realta’ fossero le forze della societa’ civile internazionale, nelle quali pienamente ci riconosciamo, e non certo le diplomazie a lungo complici dei regimi.
Per noi il no alla guerra e l’inimicizia e l’avversione nei confronti di Gheddafi hanno ugual rilievo. Dobbiamo uscire dal vicolo cieco tra inerzia e guerra per generalizzare il tema dei diritti umani e della democrazia.
Per questo chiediamo che il nostro Paese non partecipi, in ottemperanza all’articolo 11 della Costituzione e anche in ragione del passato colonialista dell’Italia, alla guerra promossa dalla cosiddetta Coalizione dei volenterosi e che, al contrario, l’Italia si faccia promotrice di una iniziativa politica per determinare il cessate il fuoco e l’apertura del tavolo negoziale, oltre  a richiedere l’applicazione delle parti della risoluzione 1973 che consentirebbero di promuovere un’ intervento positivo per il cambio del regime e la protezione dei civili. Per ottenere questo risultato è fondamentale il coinvolgimento dell’Unione Africana e della stessa Lega Araba, che stanno prendendo pesantemente le distanze dall’intervento militare. Gli stessi Paesi che si sono astenuti sulla risoluzione 1973, a partire dalla Cina passando per la Germania, il Brasile e la Russia, stanno indicando nell’intervento militare una forzatura della stessa risoluzione. Insistiamo nel credere che sia il tempo del cessate il fuoco per consentire a forze  di interposizione sotto chiaro mandato dell’Onu, di Paesi che non abbiano partecipato all’attacco di queste ore e che non abbiano interessi economici diretti nell’area, di garantire la transizione alla democrazia e la protezione dei civili.
Siamo molto preoccupati per ciò che l’intervento militare può voler dire per le stesse domande di democrazia espresse in quell’area, pregiudicando la direzione progressista delle rivoluzioni arabe: dal silenzio dei governi occidentali alla guerra come unico strumento di relazione internazionale, siamo di fronte al peggior volto dell’occidente.
Riteniamo che ci debba essere un ruolo completamente diverso dell’Europa. L’iniziativa francese e l’inerzia tedesca rappresentano l’evidente assenza di una politica comune. Le pericolose dichiarazioni di irresponsabilità dei governi europei, in cui l’Italia tristemente primeggia, nei confronti dei profughi ne evidenzia la regressione culturale e civile. Essere una superpotenza affacciata su un mare in ebollizione comporta tutt’altre responsabilita’. Si adotti, quindi, una vera politica euro-mediterranea, che impedisca alla guerra di essere la “continuazione dell’inesistenza della politica”. Si affronti l’emergenza profughi sospendendo il Frontex e determinando una nuova politica di accoglienza ed integrazione di uomini e donne i cui diritti umani non possono essere difesi con le bombe nei Paesi di provenienza, per poi essere calpestati appena mettano piede sul suolo europeo. Non si dimentichi mai che la piu’ grande violazione dei diritti umani Gheddafi l’ha messa in opera proprio sui migranti, su mandato delle potenze europee, e che di queste violazioni in primo luogo dovrà rispondere al Tribunale penale internazionale. Una politica euromediterranea che sappia tutelare davvero i diritti e la sicurezza delle popolazioni, a partire dal riconoscimento dei diritti e della sicurezza reciproca di Israele e Palestina.
Siamo convinti che questo sia il momento di coinvolgere l’opinione pubblica in una generale mobilitazione per i diritti umani, la democrazia e la pace. Proprio per questo chiediamo di non militarizzare innanzitutto i pensieri, di non abbandonare mai lo spirito critico e la cognizione delle conseguenze che gli atti di queste ore possono determinare. La costruzione della pace è l’unica alternativa e non possiamo scoraggiarci dicendo che il suo raggiungimento sia pieno di ostacoli. Costruire la pace significa dire la verità, emanciparsi da ogni logica di campo, essere contro i dittatori senza esitazioni e stare sempre dalla parte delle popolazioni che subiscono le violenze delle guerre.

venerdì 18 marzo 2011

RUN BABY, RUN ...

d Lucilla Calabria
«Scrivi un pezzo per il blog sull’aperitivo di tesseramento che abbiamo organizzato domenica», sono giorni che mi risuonano in testa queste parole del coordinatore del mio circolo. Sono giorni che mi invento improrogabili impegni dietro cui mi nascondo aspettando l’ispirazione che prima o poi verrà. «Devi scrivere!» mi ripeto;«lo so da sola, taci! » mi rispondo.
Esco a prendere una boccata d’aria, un po’ di ossigeno non può che farmi bene. Nel mio vagare solitario incontro Alma, ci salutiamo come al solito: «Ciao Peppino!», «Ciao Totò!». Ci piace molto chiamarci così perché un po’lo siamo nelle nostre rispettive vite. E’bella Alma. Dimostra meno dell’età che ha e i suoi occhi riflettono il bagliore luminoso proprio di chi ha visto il buio per troppi anni.
Ha due figlie e fino a qualche tempo fa aveva un compagno che la amava e un casa che curava con devozione. Si è vero, ogni tanto Lui le dava una sberla ma era solo perché la camicia non era stirata bene in fondo se l’era meritata. Anche quella volta che c’era da pagare le bollette e lei se n’è dimenticata per occuparsi della figlia più piccola sono volate botte, parecchie. Alma diceva che se le meritava tutte, che era lei a volersene. Alle sue figlie nascondeva quel grosso livido sul braccio ma il graffio sulla guancia non poteva nasconderlo: «me lo sono fatto accidentalmente» diceva alle ragazze. Loro non dovevano sapere che la loro mamma era così inetta da meritare le botte dal loro papà.
Nascondeva i lividi, Alma; nascondeva i graffi e i segni sulla pelle, ma non poteva nascondere i segni e i graffi sull’anima.
Una notte serena di Aprile Alma sente un boato, il letto trema, le parenti tramano, tutto intorno trema. Guarda l’orologio: sono le 3.32. E’ l’Orco. Tutto crolla intorno a lei, la sua casa e le sue certezze. Si precipita in camera delle sue figlie «Via via, dobbiamo scappare, sennò moriamo tutti!» grida. Le ragazze sono intrappolate ma lei è più forte  e urla più che può:«Via via. Dobbiamo andare via di qui». Sa bene Alma che non sta scappando dall’Orco, ma sta scappando da Lui. Da Lui che la picchierà ancora una volta se lei non riuscirà a tirare fuori dai loro letti le bimbe. Lascia tutto in casa, corre via con le cose più preziose che ha: le sue figlie. Corre, Alma, corre. Corre lontano dal terrore perché sa che solo così può mettersi in salvo.
Nel suo racconto lucido c’è la consapevolezza di essersi salvata;la guardo mentre parla, mi aspetto una lacrima e invece sboccia in un sorriso: «Sono innamorata» -mi dice-«e continuo a credere nell’amore: vuol dire che non mi hanno UCCISA». No, Alma, non ti hanno uccisa. Non ti ha uccisa l’Orco che ha distrutto la tua casa e non ti ha uccisa l’orco in giacca e cravatta che dormiva con te.
Ho raccontato questa storia perché per una Alma (il nome è fittizio per tutelare la privacy della vera Alma) che si ribella ce ne sono cento che non ce la fanno e soccombono.
Siamo un Paese che ha appena compiuto 150 anni di Unità, ma siamo anche un Paese che con troppa ipocrisia finge di non sapere quanto alta sia l’incidenza della violenza domestica nella vita delle Italiane. Una Nazione che si dice civile non può accettare tacitamente una tale vergogna e non basta avere una legge contro lo stalking e le molestie in generale; sono le violenze fisiche e psicologiche a dover essere punite con pene tanto più aspre quanto più stretto è il grado di parentela che c’è tra chi la violenza la compie e chi la subisce.
Invece troppo spesso si “giustifica” la violenza perché è il fidanzato o il marito a commetterla, come se mariti e fidanzati fossero automaticamente autorizzati a picchiare le loro compagne.
La mia giovanissima Nazione ha ancora molto cammino da fare su questo terreno, ma intanto
Buon Compleanno Italia!

venerdì 11 marzo 2011

E' GIUNTO IL TEMPO CHE LA POLITICA INCONTRI LA VITA.

E’ con questa dichiarazione che il circolo di Chieti di Sinistra Ecologia Libertà ha deciso di organizzare domenica 13 marzo 2011 (dalle ore 18.00 presso il Bio Bar Terra Maja - via Mazzetti, 27) una festa di tesseramento con una speciale connotazione ecologica.
Fare in modo che la politica incontri la Vita implica riannodare le relazioni tra esseri umani, ricostruire una comunità ma anche mettere in relazione questa comunità, queste persone con il proprio territorio e con la propria terra.
Per questo motivo vogliamo utilizzare una occasione di convivialità per parlare di agricoltura biodinamica e biologica e per interrogarci su cosa può fare ognuno di noi davvero per costruire un Mondo migliore partendo da noi stessi, dalla nostra comunità, dal nostro territorio
L'agricoltura biologica è un tipo di agricoltura che considera l'intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell'ambiente in cui opera ed esclude l'utilizzo di prodotti di sintesi (salvo quelli specificatamente ammessi dal regolamento comunitario) e organismi geneticamente modificati.
L'agricoltura biodinamica è un metodo di coltura fondato sulla visione spirituale antroposofica del mondo elaborata dal filosofo ed esoterista Rudolf Steiner e che comprende sistemi sostenibili per la produzione agricola, in particolare di cibo, che rispettino l'ecosistema terrestre includendo l'idea di agricoltura biologica e invitando a considerare come un unico sistema il suolo e la vita che si sviluppa su di esso.
Ne nasce un percorso virtuoso che unisce buone pratiche alimentari e produttive ad un uso più consapevole dei sistemi di distribuzione in un percorso di apprendimento culturale che provoca coscienza civile, solidarietà e salute.
Ed è con un augurio che vogliamo iniziare la nostra festa. L’augurio che la nostra iniziativa possa appassionare tanti e tante in un percorso di riscoperta della centralità della relazione tra persone e tra le persone ed il territorio; dell’ecologia e della tutela dei beni comuni; della partecipazione immediata (e non mediata) e diretta; della visione intergenerazionale che pretende che la nostra terra non sia solo nostra ma presa in prestito dalle future generazioni.
In questo contesto Sinistra Ecologia Libertà a Chieti si fa promotore di rivendicare che una Chieti Migliore è ancora possibile.








martedì 8 marzo 2011

IL PANE E LE MIMOSE

di Lucilla Calabria
8 Marzo 1908, New York. Da alcuni giorni 129 operaie dell'industria tessile Cotton sciopera per protestare contro le terribili condizioni in cui sono costrette a lavorare. Mr Johnson, il proprietario della fabbrica, non apprezza e le barrica nello stabilimento bloccando tutte le porte. Non è contento mr. Johnson e per
dimostrare chi comanda appicca il fuoco alla sua fabbrica e129 donne muiono arse vive. Centoventinove madri, mogli, fidanzate, spose, figlie, sorelle.
8 Marzo 1917, San Pietroburgo. Le donne della capitale guidano una grande manifestazione che rivendica la fine della guerra.
8 Marzo 2011, Italia. Dall’ultimo rapporto ISTAT sulla condizione delle donne in Italia il tasso di occupazione femminile –nella fascia di età 18-29 anni- è pari al 35,4% contro il 48,6% dei maschi.
Un terzo dei giovani occupati ha un titolo di studio più elevato di quello che servirebbe per svolgerlo, il che denota forte sottoutilizzo del capitale umano. Il fenomeno del sottoutilizzo della forza lavoro femminile è in continuo aumento negli ultimi anni: dal 28,5% del 2005, al 31,7% del 2007, al 33,8% del 2009. Le giovani presentano una percentuale di due punti più alta dei loro coetanei (34,8% contro 32,5%). Nel Sud la distanza è maggiore (5,5 punti: 38,7% contro 33,2%).
Le laureate sottoutilizzate raggiungono il 49,5% contro il 42% dei laureati. La differenza di genere in questo caso si accentua nel Sud con il 50,6% di laureate sottoutilizzate e il 39,8% di laureati.
Tra i diplomati emerge una differenza di genere che penalizza la componente maschile (48,7% contro il 41,9%).
Nella classe di età 18-29 anni sono 1 milione 153 mila le giovani Neet (acronimo inglese che sta per Not in Education, Employment or Training), cioè che non studiano né lavorano; più della metà (622 mila) vive al Sud e la metà (626 mila) ha tra 25 e 29 anni. In percentuale, le giovani che non studiano e non lavorano sono il 29,9%, un valore più alto di quello maschile (22,9%). Il livello è molto elevato tra le giovani con basso titolo di studio (43,8%), ma si mantiene intorno ad un quarto per le diplomate e laureate. Nel Sud le giovani Neet sono il 39,8%, contro il 22,8% del Nord e il 23,9% del Centro. Nel Sud è alta la percentuale di Neet anche tra i maschi (34,1%). Quasi una laureata su tre al Sud è Neet (il 31,3%), ma la percentuale risulta elevata anche tra le laureate nel Nord (20,9%) e nel Centro (25,3%).
Il tasso di disoccupazione femminile, per l’età 18-29 anni, è al 21,1%, contro il 18,4% di quello maschile. Il tasso di disoccupazione arriva al 33,1% al Sud, dove anche quello maschile è alto (28,4%). Con riferimento alle giovani tra i 18 e 19 anni, il tasso di disoccupazione femminile è molto più elevato – il 48,3%, con punte del 53,7% – al Sud, ma anche al Nord (42,6%) resta alto. Il tasso di inattività femminile è al 55,1%, contro il 44,4% dei coetanei maschi. Ciò è dovuto alla elevata presenza di studentesse, che rappresentano il 59,8% delle inattive.
La percentuale di donne giovani in part time è tripla rispetto a quella maschile (31,2% contro 10,4%) e si mantiene elevata anche per le laureate (24,1%). Nel Sud tale percentuale si attesta 38,1%, nel Centro al 32,5% e nel Nord al 27,5% (rispettivamente 11,8%,12,2% e 8,7% per la componente maschile). Il 64% delle donne di 18-29 anni dichiara di lavorare part time perché non ha trovato un lavoro a tempopieno. L’incidenza del part time involontario aumenta passando dal Nord (56,1%), al Centro (64,3%), al Mezzogiorno (76,1%). Le laureate presentano una percentuale inferiore, ma sempre elevata (57,2%).
Senza contare le donne che un’occupazione l’hanno sempre cercata ma non hanno mai trovata; le donne che a 35 anni decidono di diventare mamme e si vedono costrette ad dover lasciare il lavoro. Quelle che si spaccano la schiena per pochi euro al mese e rigorosamente in nero; quelle costrette a negare o –peggio- a negarsi una gravidanza, quelle che devono scegliere: o passi dal divano del “boss” o non lavori; quelle che una volta fuori dal mondo del lavoro non riescono a rientrarci.
Chiediamoci allora se sia il caso di festeggiare in questa data o se non sia meglio fermarsi a riflettere e celebrare l’8 marzo come una festività laica in onore di Santa Donna, da sempre vittima di iniquità.




LA FABBRICA DI CHIETI COME GRUPPO DI ACQUISTO SOLIDALE

di Gianni Carlone (Coordinatore della Fabbrica di Chieti)
Una delle iniziative più significative avviate dalla Fabbrica di Chieti è, senza dubbio, la costituzione al suo interno di un  Gruppo di Acquisto Solidale (GAS).
I GAS sono gruppi di acquisto che partono da un approccio critico al consumo di beni e servizi e che vogliono applicare il principio di equità e solidarietà ai propri acquisti.
In Italia questi gruppi non sono una assoluta novità. Il Panorama è vastissimo tanto da essere oggetto di numerose iniziative anche legislative. Nel Novembre 2007 la commissione bilancio del Senato della repubblica ha approvato un emendamento alla legge finanziaria relativo agli aspetti fiscali del GAS secondo cui l’attività di acquisto e distribuzione agli aderenti svolta dal GAS costituisce attività “non commerciale”. ( comma 47 bis L. finanziaria 2007).
Nel formalizzare la propria attività d’acquisto solidale la fabbrica di Chieti si è ispirata a 3 principi: la qualità del prodotto, la prossimità del produttore rispetto al gruppo (prodotti a KM zero), il rispetto dell’ambiente in tutta la filiera della produzione.
La qualità del prodotto è declinata nella ricerca di produttori che convergono, nella loro lavorazione, verso prodotti biologici e/o anche Biodinamici.
L'agricoltura biologica è un tipo di agricoltura che considera l'intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell'ambiente in cui opera ed esclude l'utilizzo di prodotti di sintesi (salvo quelli specificatamente ammessi dal regolamento comunitario) e organismi geneticamente modificati.
L'agricoltura biodinamica è un metodo di coltura fondato sulla visione spirituale antroposofica del mondo elaborata dal filosofo ed esoterista Rudolf Steiner e che comprende sistemi sostenibili per la produzione agricola, in particolare di cibo, che rispettino l'ecosistema terrestre includendo l'idea di agricoltura biologica e invitando a considerare come un unico sistema il suolo e la vita che si sviluppa su di esso.
Nel tentativo di individuare i prodotti con la caratteristiche citate La Fabbrica di Chieti si ispira al criterio della Prossimità del Produttore alla residenza del consumatori con un duplice obiettivo.
In primis favorire la riscoperta e la costruzione di una Comunità tra produttori consapevoli ed illuminati e consumatori responsabili che sia da stimolo ed in grado di trasferire le prassi di buona produzione e di consumo critico e responsabile.
Vi è poi un modesto obiettivo di natura finanziaria
Appare sempre più rapida la dipendenza dei nostri consumi dalla grande distribuzione organizzata con la conseguenza di acquistare beni ( anche prossimi) a prezzi mediamente più elevati favorendo flusso di risorse finanziarie dalla periferia ( noi) verso il centro senza un effettiva piena redistribuzione di ritorno sul territorio.
Il gruppo d’acquisto solidale si pone dunque l’ambizione di distribuire ricchezza al produttore (più prossimo a noi) accorciando la filiera, incentivando la continuità della sua attività in modo equo e solidale ed arginando, per poco che sia, il flusso di denaro verso le grandi organizzazioni in favore dell’agricoltura e dei produttori selezionati.
Ne nasce un percorso virtuoso che unisce buone pratiche alimentari e produttive ad un uso più consapevole del denaro e dei sistemi di distribuzione in uno con l’avvio di un percorso di apprendimento culturale che provoca coscienza civile, solidarietà e salute.
L’obiettivo istituzionale della Fabbrica di Chieti è veicolare questa domanda di “economia solidale” nei contesti istituzionali. Infatti, se da un lato le attuali forme della rappresentanza politica lasciano insoddisfatti, incapaci di osare pensare un altro mondo possibile,  dall’altro è forte la domanda di NUOVA politica idonea a portare dentro i meccanismi regolativi ed istituzionali i valori e le prassi che sperimentiamo: centralità della relazione tra persone e comunità;sostenibilità sociale;ecologia e tutela dei beni comuni; partecipazione immediata ( e non mediata) e diretta; visione intergenerazionale, riscoperta del significato dell’economia monetaria, valorizzazione della qualità della vita, della creatività, della convivialità del benessere relazionale.
I fabbricanti che partecipano al GAS stanno prendendo coscienza di un certo approccio critico ai consumi implica l’occuparsi di “politica”: progettare, realizzare e sostenere produttori  e filiere produttive impone di entrare nel campo della pianificazione del territorio, dei metodi produttivi, delle regole del lavoro, del come fare finanza.