martedì 6 settembre 2011

IL GOVERNO CONDANNA IL PAESE ALLA MISERIA

di Alfonso Gianni
dal sito: www.sinistraecologialiberta.it



Eravamo stati facili profeti quando avevamo previsto che la manovra infinita del governo Berlusconi si sarebbe ulteriormente accanita contro i cittadini con l’aumento dell’Iva al 21%.
E’ una misura che, per gravità di conseguenze e cecità da parte di chi la propone, può essere paragonata alle antiche tasse sul sale o sul macinato. Misure assurde che hanno l’unico effetto di ridurre la già scarsa capacità d’acquisto di larga parte della popolazione italiana con la conseguenza di deprimere ulteriormente la domanda interna. Una misura pro ciclica che porterà la crisi ad avvitarsi sempre più verso il basso allontanando nel tempo le possibilità di ripresa e condannando a un netto peggioramento di vita le persone.
Era chiaro che il governo puntava in quella direzione, specialmente dopo le reiterate pressione europee e il via libera che purtroppo la Banca d’Italia ha recentemente dato sull’argomento. La conseguenza è già stata calcolata dalle stesse organizzazioni dei commercianti e degli esercenti. Come minimo l’aumento di un punto dell’Iva comporterà un aggravio di spesa annuo per le famiglie di almeno 400 euro a parità di livello di acquisti. Poiché i redditi popolari sono già ridotti al lumicino la conseguenza sarà inevitabilmente una contrazione dei consumi.
Allo stesso tempo il governo intende in questo modo produrre effetti simili a quelli di una svalutazione che non può più essere praticata in un sistema di moneta unica. L’aumento dell’Iva infatti, nelle intenzioni governative, vorrebbe favorire le esportazioni a scapito delle importazioni. Peccato che questo innalzamento della tassazione sui consumi – senza che avvenga alcun intervento di riduzione della tassazione sul lavoro – comporti semplicemente un prelievo dalle tasche di chi è in maggiore difficoltà. Nello stesso tempo si tratta di una furbizia di breve corso.
Ancora una volta viene eluso il problema vero dell’economia italiana, ovvero la bassa produttività generale del nostro sistema economico – quindi non tanto e non solo quella del lavoro, ma soprattutto del capitale – che è affetto da anni di declino industriale e di assenza di innovazione. Per non farsi mancare niente, il nuovo emendamento del governo che sarà sottoposto all’ennesima fiducia, torna sull’argomento pensioni con i pareggio uomo – donna anticipato al 2014.
La riproposizione di un prelievo straordinario sui redditi superiori ai 500mila euro innalza di molto la precedente asticella, riducendo così la portata delle entrate, ma soprattutto si propone come alternativo all’unica misura veramente efficace, socialmente equa e sopportabile, con il minimo impatto sulla domanda interna: una seria patrimoniale su tutte le forme di ricchezza, immobiliari e finanziarie, con una opportuna franchigia per tutelare le piccole proprietà e il piccolo risparmio, ad esempio sopra gli 800mila euro, come propone la Cgil.
Ancora una volta per non fare piangere i veri ricchi si condanna il paese alla miseria.

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