di Umberto Guidoni
Quello che serve è lo sviluppo sociale
Dopo aver proclamato le “magnifiche sorti e progressive” dell’atomo, dopo avere giurato e spergiurato che “senza il nucleare l’Italia era destinata al fallimento”, che il “costo dell’energia elettrica in Italia era tutta colpa del referendum anti-nucleare” la maggioranza fa dietrofront. Una ritirata senza ripensamenti, senza una analisi tecnica che ci dica cosa è cambiato e perché, in una settimana, il nucleare non è più urgente e indispensabile per il futuro del paese.
A dire il vero la Prestigiacomo ha parlato chiaro: “… non possiamo perdere le elezioni per il nucleare…”. Questa frase, carpita da un microfono aperto, più di altre ci fa capire quale sia il senso delle istituzioni di questa maggioranza, quale sia la loro idea di governo. I problemi del paese si agitano non perché ci sia una strategia per affrontarli ma come una clava per colpire i nemici politici. Il nucleare, come la giustizia e la sicurezza, servono soprattutto come argomenti per blandire l’opinione pubblica. Ed allora si fanno dichiarazioni mirabolanti senza contradittorio, senza prove e si tenta di “inculcare” – secondo un’infelice espressione del capo del governo – un pensiero unico.
Se non riscuotono successo, come a teatro, si passa al prossimo spettacolo in cartellone. Le priorità del governo cambiano, di settimana in settimana, in base alle esigenze della maggioranza: talvolta per accontentare le lobby affaristiche, a volte semplicemente in base alle mutevoli priorità personali del premier. E’ una sorta di campagna elettorale permanente dove si lanciano proclami e si varano iniziative di governo, non per affrontare le priorità nazionali ma in base ai risultati dei sondaggi.
Se non ci fosse stata la tragedia giapponese sarebbero andati avanti sul nucleare con la sicumera di chi sta facendo una operazione “epocale” per salvare il paese (come per la scuola, l’università e la giustizia). Oggi hanno messo la sordina, propongono la moratoria di un anno perché il nucleare ha perso “appeal” nei sondaggi e il tema delle centrali atomiche torna in soffitta, magari per essere rispolverato prima della fine della legislatura. Per questo non bisogna fare l’errore di trascurare il referendum, dobbiamo essere certi che i cittadini si esprimano sul nucleare per bloccare definitivamente ogni colpo di coda di questa maggioranza.
In questo distacco fra bulimia delle dichiarazioni e l’assenza di risposte ai problemi reali, chi paga il prezzo più alto è l’Italia che è spinta sempre più ai margini dell’Europa. Senza una politica energetica chiara e allineata con quella europea, il nostro paese rischia di trovarsi su un binario morto, perché comunque sulla “favola nucleare” ha dilapidato risorse preziose che potevano essere usate per accelerare l’abbandono dei combustibili fossili e l’approdo verso le rinnovabili e una maggiore efficienza energetica.
Si parla tanto di “responsabilità civile” dei giudici ma dovremmo parlare della responsabilità civile di quei ministri che hanno fatto scelte che danneggiano gli interessi degli italiani.
Non c’è emotività tra chi si oppone al nucleare e non vogliamo che ce ne sia. Ci sono analisi, studi, ragionamenti che conducono tutti ad una sola conclusione. Per uscire dalla crisi economica, sociale ed ambientale non abbiamo bisogno di costruire centrali nucleari, ma abbiamo bisogno di ripensare il significato dello sviluppo che non può essere più inteso come crescita continua dei consumi ma deve diventare sviluppo sociale, dei servizi, della cultura. Rispetto a questo, la scelta energetica non è neutrale e, soprattutto, non può più aspettare!
Tra chi chiede di confrontarsi sui dati reali e chi è abituato a discutere dei sondaggi, chi prende decisioni sotto l’onda dell’emotività? Chi è antiscientifico?
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