8 Marzo 1908, New York. Da alcuni giorni 129 operaie dell'industria tessile Cotton sciopera per protestare contro le terribili condizioni in cui sono costrette a lavorare. Mr Johnson, il proprietario della fabbrica, non apprezza e le barrica nello stabilimento bloccando tutte le porte. Non è contento mr. Johnson e per
dimostrare chi comanda appicca il fuoco alla sua fabbrica e129 donne muiono arse vive. Centoventinove madri, mogli, fidanzate, spose, figlie, sorelle.
8 Marzo 1917, San Pietroburgo. Le donne della capitale guidano una grande manifestazione che rivendica la fine della guerra.
8 Marzo 2011, Italia. Dall’ultimo rapporto ISTAT sulla condizione delle donne in Italia il tasso di occupazione femminile –nella fascia di età 18-29 anni- è pari al 35,4% contro il 48,6% dei maschi.
Un terzo dei giovani occupati ha un titolo di studio più elevato di quello che servirebbe per svolgerlo, il che denota forte sottoutilizzo del capitale umano. Il fenomeno del sottoutilizzo della forza lavoro femminile è in continuo aumento negli ultimi anni: dal 28,5% del 2005, al 31,7% del 2007, al 33,8% del 2009. Le giovani presentano una percentuale di due punti più alta dei loro coetanei (34,8% contro 32,5%). Nel Sud la distanza è maggiore (5,5 punti: 38,7% contro 33,2%).
Le laureate sottoutilizzate raggiungono il 49,5% contro il 42% dei laureati. La differenza di genere in questo caso si accentua nel Sud con il 50,6% di laureate sottoutilizzate e il 39,8% di laureati.
Tra i diplomati emerge una differenza di genere che penalizza la componente maschile (48,7% contro il 41,9%).
Nella classe di età 18-29 anni sono 1 milione 153 mila le giovani Neet (acronimo inglese che sta per Not in Education, Employment or Training), cioè che non studiano né lavorano; più della metà (622 mila) vive al Sud e la metà (626 mila) ha tra 25 e 29 anni. In percentuale, le giovani che non studiano e non lavorano sono il 29,9%, un valore più alto di quello maschile (22,9%). Il livello è molto elevato tra le giovani con basso titolo di studio (43,8%), ma si mantiene intorno ad un quarto per le diplomate e laureate. Nel Sud le giovani Neet sono il 39,8%, contro il 22,8% del Nord e il 23,9% del Centro. Nel Sud è alta la percentuale di Neet anche tra i maschi (34,1%). Quasi una laureata su tre al Sud è Neet (il 31,3%), ma la percentuale risulta elevata anche tra le laureate nel Nord (20,9%) e nel Centro (25,3%).
Il tasso di disoccupazione femminile, per l’età 18-29 anni, è al 21,1%, contro il 18,4% di quello maschile. Il tasso di disoccupazione arriva al 33,1% al Sud, dove anche quello maschile è alto (28,4%). Con riferimento alle giovani tra i 18 e 19 anni, il tasso di disoccupazione femminile è molto più elevato – il 48,3%, con punte del 53,7% – al Sud, ma anche al Nord (42,6%) resta alto. Il tasso di inattività femminile è al 55,1%, contro il 44,4% dei coetanei maschi. Ciò è dovuto alla elevata presenza di studentesse, che rappresentano il 59,8% delle inattive.
La percentuale di donne giovani in part time è tripla rispetto a quella maschile (31,2% contro 10,4%) e si mantiene elevata anche per le laureate (24,1%). Nel Sud tale percentuale si attesta 38,1%, nel Centro al 32,5% e nel Nord al 27,5% (rispettivamente 11,8%,12,2% e 8,7% per la componente maschile). Il 64% delle donne di 18-29 anni dichiara di lavorare part time perché non ha trovato un lavoro a tempopieno. L’incidenza del part time involontario aumenta passando dal Nord (56,1%), al Centro (64,3%), al Mezzogiorno (76,1%). Le laureate presentano una percentuale inferiore, ma sempre elevata (57,2%).
Senza contare le donne che un’occupazione l’hanno sempre cercata ma non hanno mai trovata; le donne che a 35 anni decidono di diventare mamme e si vedono costrette ad dover lasciare il lavoro. Quelle che si spaccano la schiena per pochi euro al mese e rigorosamente in nero; quelle costrette a negare o –peggio- a negarsi una gravidanza, quelle che devono scegliere: o passi dal divano del “boss” o non lavori; quelle che una volta fuori dal mondo del lavoro non riescono a rientrarci.
Chiediamoci allora se sia il caso di festeggiare in questa data o se non sia meglio fermarsi a riflettere e celebrare l’8 marzo come una festività laica in onore di Santa Donna, da sempre vittima di iniquità.

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